Imprese e digitale, a che punto è l’Italia?

Qualche piccolo passo in avanti, ma una situazione globale che è ancora poco dinamica e che è lontana dalle performance dei Paesi più all’avanguardia d’Europa (per non dire del mondo): la fotografia sullo sviluppo del digitale in Italia ci consegna qualche luce e tantissime ombre, soprattutto per quel che riguarda le competenze digitali, in cui siamo maglia nera nel Vecchio Continente.

Imprese e digitale, a che punto è l’Italia?

Digitale ancora a rilento

A rilento va anche la trasformazione digitale delle imprese che, secondo il Politecnico di Milano, coglie impreparate il 74 per cento delle PMI, e in generale sembra esserci ancora poca attenzione e consapevolezza circa gli strumenti che ci sono a disposizione per emergere e competere nel largo mercato globale.

Gli studi sullo sviluppo delle imprese

È quello che raccontano gli ultimi studi del settore, come l’indice Desi della Commissione Europea (che relega l’Italia a una mesta 25esima posizione su un totale di 28 Paesi esaminati) o il PMI Digital Index 2020 di GoDaddy, più espressamente dedicato all’analisi di chi opera nel digitale o, per meglio dire, dovrebbe. Un dato che salta agli occhi infatti è che solo il 41% delle micro aziende è presente online con un sito web “vetrina” che può essere trovato attraverso i motori di ricerca, e una quota solo residuale di queste – pari al 27 per cento – riesce a catturare più di 500 visite al mese, ritenuta la quota minima di traffico rilevante per essere davvero presenti online.

Le carenze italiane

Molto bassa è anche la specializzazione professionale: gli specialisti italiani nelle Tlc sono meno del 3 per cento, un punto percentuale sotto la media continentale, e tale carenza di capitale umano ha ricadute negative su tutti gli altri settori del digitale. Questo può essere uno dei motivi per cui molti siti web e e-Commerce non funzionano e non producono business, anche se sono strutturati bene su carta.

Come dare una marcia in più all’e-Commerce

Una soluzione in tal senso può essere quella di affidarsi a professionisti che possano assicurare il miglior ambiente prestazionale al sito: scegliendo i servizi di Flamenetwork.com, forse il miglior hosting Magento del momento, ad esempio, è possibile dare una marcia in più al proprio e-Commerce che si basa su questo diffuso CMS, grazie a server veloci, sicuri e performanti.

Luci e ombre

Un altro elemento critico è il livello di popolarità della presenza digitale delle imprese, misurato anche attraverso il grado di interazione con le pagine social delle PMI, che il rapporto definisce Reputation Index: nel 2019 il tasso era del 17 per cento, mentre in quest’anno è crollato al 10 per cento.

Ma come dicevamo, c’è anche qualche segnale positivo: le realtà professionali iniziano ad apparire più attente e consapevoli nell’uso degli strumenti a disposizione, e in particolare sale al 62 per cento il numero di PMI che adotta Google Ads come mezzo di Data Analytics e raddoppiano le attività che usano pubblicità display (restando però solo al 10 per cento).

La digitalizzazione delle imprese

In salita anche la Digital Presence Quality, ovvero la qualità della presenza online, trainata soprattutto da una struttura più efficiente del sito (anche per l’utilizzo più esteso delle sitemap per comunicare con i motori di ricerca) e di maggiore cura di interventi per il posizionamento SEO e per creare una versione del sito mobile correttamente funzionante.

In definitiva, il PMI Digital Index 2020 stima che il grado di digitalizzazione aggregato delle PMI italiane si attesta quest’anno a 56/100, ossia due punti in più rispetto all’anno precedente.

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