Niels Christiansen: Lego cresce grazie all’ecommerce

Lego continua a correre. Nonostante la pandemia e le difficoltà del mercato dei giocattoli, l’azienda danese del mattoncino ha chiuso il primo semestre 2020 con ricavi e profitto in aumento. Nei primi sei mesi dell’anno Lego ha registrato il fatturato in aumento del 7% e l’utile operativo dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Risultati in controtendenza rispetto ai principali competitor. In difficoltà non solo per il lockdown ma per la più generale crisi del mercato dei giocattoli, che soffre la concorrenza dell’intrattenimento elettronico e digitale. Nei primi sei mesi dell’anno Mattel ha registrato vendite in calo del 15%, Hasbro ha visto i ricavi diminuire del 29%.

Lego cresce grazie all’ecommerce

Un trend di crescita dovuto agli investimenti in ecommerce, come ha spiegato il ceo di Lego, Niels Christiansen, al Financial Times: “Ci siamo riusciti nonostante il Covid: non ha contato tanto il fatto che i negozi siano rimasti chiusi per i lockdown”.

“Abbiamo assistito – ha detto – a una rapida svolta verso l’ecommerce, il che ha messo in evidenza l’importanza di avere un modello realmente operativo a livello globale”.

Lego: ecommerce e digitale

Nei primi sei mesi dell’anno l’azienda ha visto raddoppiare i visitatori sulla piattaforma di ecommerce Lego.com rispetto allo stesso periodo del 2019. Parallelamente Lego continua a investire nei negozi fisici: nel 2020 sono in programma 120 nuove aperture, di cui 80 in Cina.

“Anche se il retail si è trasformato negli ultimi sei mesi, continuiamo a vedere grandi opportunità per un modello di vendita multicanale”, ha spiegato Christiansen.

Oltre all’ecommerce, l’azienda dei mattoncini colorati sta sviluppando soluzioni di gioco in grado di combinare l’attività di costruzione con alcuni elementi digitali. A partire dall’app Lego Life, usata da oltre 9 milioni di persone in 80 Paesi. Tra gennaio e giugno poi sono raddoppiati, arrivando a due milioni, i download delle istruzioni di montaggio online.

Secondo Christiansen, “non è una questione di brand, ma piuttosto di attenzione alle novità che competono per guadagnarsi il tempo e l’attenzione dei bambini”.

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