Paolo Manocchi: il lavoro di squadra attraverso il coaching online

Ciao Paolo ben trovato, ti va di raccontarci qualcosa di te? Come comincia la tua carriera di Formatore Comportamentale e Life e Business Coaching?

Paolo ManocchiCiao con molto piacere condivido con i lettori come ha avuto inizio la mia carriera. Ho iniziato a lavorare che avevo 19 anni e non mi sono più fermato quindi sono 33 anni che svolgo la professione di Coaching della quale sono immensamente innamorato e che mi ha dato tanto come uomo e come professionista.

Ho iniziato facendo i corsi di “memoria e lettura veloce”, quindi due corsi molto tecnici e specifici che puoi fare all’età di 19 anni tenendo conto che nel 1987 praticamente la formazione comportamentale rivolta al mondo che viene definito dei “privati” non esisteva. La formazione svolta solo per alcune grandi aziende.

Poi man mano che crescevo mi sono reso conto che due erano i modi che mi affascinavano, quello della comunicazione umana interpersonale e quello della gestione del tempo ansia e stress.

Se ci pensi nessuno può “uscire” da questi due mondi, è impossibile!! Per cui indipendentemente dal nostro livello culturale, dal tipo di lavoro che svolgiamo se lavoriamo e dal tipo di livello sociale che ciascuno ha raggiunto, ognuno di noi hai solo due possibilità: o impara a gestire la comunicazione ed il tempo o diventa da loro gestito!!

Questa considerazione mi ha portato a specializzarmi in Tecniche di Comunicazione Interpersonale “one to one” ed nel Parlare in Pubblico, nella Gestione Psicologica ed Effettiva del Tempo,  nelle dinamiche che permettono il passaggio dal Gruppo al Gioco di Squadra oltre alle Tecniche di Leadership Situazionale che diventa funzionale è necessaria per il coordinamento efficace del team.

Negli ultimi anni mi sono dedicato anche al studio dell’autostima che ho notato, nella mia esperienza, essere la prima causa di disequilibrio durante la maggior parte dei Coaching che svoglio sia a livello di life coach sia a livello di business coach.

Interessante Paolo, quello che stai sottolineando. Per favore puoi chiarire a tutti noi cosa si intende per Coaching e qual è la differenza rispetto alla formazione comportamentale?

Dunque la formazione comportamentale e un’attività che di solito si svolge con un docente di fronte a più partecipanti contemporaneamente tutti presenti all’interno di un’aula che fino a un po’ di tempo fa era off-line.

Oggi potrebbe anche diventare on-line attraverso stanze virtuali su piattaforme, in questo caso li definiamo solitamente Webinar.

L’attività di un Coach, invece, è quella di impegnarsi per sviluppare processi auto generativi di prestazione ovvero aiutare chi riceve coaching, che viene tecnicamente definito coachee, a trovare un modo per meglio utilizzare le proprie potenzialità al fine di raggiungere un obiettivo preciso è definito che diventa il traguardo delle attività di coaching stessa.

La definizione di Life Coaching o Business Coaching e solo una specifica per indicare se lavoro per aiutare una persona a realizzare un obiettivo nella sua vita privata o sto invece lavorando con un impiegato, professionista, dirigente o imprenditore per un obiettivo più di tipo professionale.

Leggendo il tuo curriculum ho notato che fai anche il coach della squadra corse della lamborghini.

Sì con Lamborghini lavoro da più di una decina di anni e dal 2014 aiuto il team gestito da Giorgio Sanna, che è il responsabile della squadra corse, a stimolare e supportare i suoi ragazzi  nello sviluppo del loro potenziale per la creazione di efficace gioco di squadra considerando che spesso sono chiamati a dare prestazioni di eccellenza quasi sempre sotto stress.

E con i mattoncini della lego cosa fai invece?

L’esperienza fatta con i mattoncini della LEGO è stata qualcosa di straordinario perché permette di creare attività formativa di altissimo livello mentre apparentemente stiamo giocando.

Quindi stempera qualsiasi tipo di tensione e nel contempo permette a chi è coinvolto, di solito sono figure apicali come dirigenti, direttori o imprenditori, di creare degli scenari condivisi per superare situazioni di conflittualità che spesso bloccano l’evoluzione dell’azienda.

Quindi superare i blocchi prodotti dall’ego, di noi esseri umani, attraverso il coinvolgimento della nostra parte più giocosa, che tra l’altro è anche quella spesso portatrice di idee innovative.

Quindi il tuo percorso di evoluzione professionale è comunque stato tutto indirizzato verso la crescita del “sé”, da quello che posso comprendere.

Esatto tutte le mie specializzazioni e tutti i corsi che ho fatto come allievo sono stati fatti per ampliare le mie conoscenze in ambito comportamentale relazionale. Di recente sono stato abilitato, come consulente, nell’erogazione di un test comportamentale estremamente valido per chi lo dovesse effettuare.

Il test è di facile compilazione e dopo 48 ore posso fornire una lettura approfondita dei risultati prodotti che danno a chi ha svolto il test conoscenze e strumenti di straordinaria qualità per evolvere il proprio comportamento sia nella direzione di una crescita personale sia nella direzione della creazione di un ottimale team di lavoro o commerciale.

Paolo quali sono i tuoi progetti futuri anche a seguito del lock down prodotto dal Corona Virus?

Guarda dall’8 di marzo 2020 io sono completamente fermo, intendo fisicamente, rispetto alla mia precedente vita professionale che mi vedeva protagonista circa 160 notti fuori all’anno per svolgere altrettante giornate di formazione e coaching presso aziende di piccole, medie e grandi dimensioni.

Quindi mi sono dovuto reinventare applicando su me stesso quei principi di equilibrio psicologico ed emozionale che per anni ho insegnato agli altri. Sto imparando ad utilizzare al meglio gli strumenti informatici, le diverse piattaforme e i vari mondi social per fare coaching online e rendermi visibile ad una numerosità di persone che fino ad oggi non ho avuto modo di avvicinare.

Quindi sono molto curioso, in parte anche disorientato, ma di sicuro motivato a fare e a fare bene e a rendermi nel minor tempo possibile, nuovamente soddisfatto e indipendente nella realizzazione della mia professione in questo nuovo mondo macroscopicamente definito “on-line

Ecco parliamo un po’ di questo. Com’è cambiato il tuo lavoro con l’avvento di internet?

Come ti stavo dicendo fare un Webinar non è proprio uguale a fare un’aula dal “vivo” dove io ho un’esperienza straordinaria di migliaia di ore di formazione erogate e decine di aziende frequentate.

Lavorare attraverso un Webinar è molto stimolante perchè richiede almeno due specifiche, una qualità molto alta del contenuto che si va ad erogare e l’utilizzo sapiente di alcune sfumature della comunicazione non verbale come tono, volume, pause, velocità dell’eloquio oltre alla mimica e a quel poco di gestualità che comunque puoi utilizzare.

Le persone dall’altra parte non sai cosa stiano facendo rispetto al tuo parlare, ecco perchè va utilizzata una modalità di grande coinvolgimento ed energia, per cui per ora a livello energetico la docenza è diversamente impegnativa rispetto agli automatismi che ormai avevo raggiunto nell’aula off line.

Devi anche fare attenzione alla chat e al fatto che mentre tu non riesci a vedere quasi mai nessuno dall’altra parte tutti coloro che sono collegati invece vedono perfettamente te e quindi qualsiasi cosa tu faccia devi esserne consapevole per evitare cadute di energia, di stile e di interesse

Cosa puoi suggerirci rispetto al concetto di gruppo e squadra nella tua nuova esperienza “on line”? Cosa puoi lasciarci come pensiero rispetto a chi è chiamato a gestire persone che da qualche settimana, e probabilmente per una buona parte del breve futuro, saranno chiamate a lavorano in smart working?

Permettimi di fare una macro distinzione che comunque potrebbe essere utile a fare un po’ di chiarezza in questo momento dove a volte le parole vengono un po’ confuse e travisate.

Per TELE LAVORO si intende il lavoro fatto sì fuori dall’ufficio locato presso l’azienda di appartenenza ma comunque questa modalità prevedere che il lavoratore svolga la sua attività in un luogo conosciuto e stabilito insieme al datore di lavoro.

L’orario di lavoro segue delle regole precise e stabilite insieme all’azienda e la stessa può effettuare delle ispezioni presso il luogo dove è stato stabilito che il lavoratore svolga la sua attività, benchè sia in remoto. Infine un’altra macro caratteristica è che ci sia possibilità di evidenziare una serie di caratteristiche riconducibili e verificabili che attestino una netta e chiara separazione tra vita privata e lavoro.

Quando invece parliamo di smart working intendiamo una attività che ha come principale attenzione quella di stabilire insieme alla persona, chiamata a lavorare in remoto, quale sia l’obiettivo che l’azienda si aspetta che la persona raggiunga grazie al suo lavoro.

Questo perchè poi si lascerà al lavoratore tutta una serie di “aperture” verso come lavorare, dove e con quale strumento.
Si parla in effetti di LAVORO BYOD dall’acronimo americano Bring Your Own Device, ovvero “porta il tuo dispositivo” modo per sottolineare che alla fine ciò che conta nello smart working è che il lavoratore abbia una “connessione internet”!

Ecco perchè questa modalità di lavoro è più libera della precedente, perchè il lavoratore può decidere di lavorare senza particolari orari da rispettare, in un qualsiasi luogo abbia possibilità e voglia di lavorare. Questo modello di lavoro ha dimostrato che in media si ha un aumento prestazionale del lavoratore compreso tra il 5 ed il 15% rispetto al classico lavoro svolto presso l’ufficio stanziale della sede dell’azienda.

Per poter svolgere bene il lavoro in MODALITÀ SMART, non basta avere delle conoscenze informatica comunque necessarie, ma diventa fondamentale che il lavoratore abbia particolarmente affinate alcune caratteristiche che rientrano nella ormai nota definizione di SOFT SKILL ed in particolare mi riferisco:

  • Capacità di auto organizzarsi il tempo della giornata equilibrando lo spazio personale da quello professionale.
  • Flessibilità relazionale.
  • Disponibilità ad essere veloci nel cambiare programmi e progetti.
  • Avere la forza di auto motivarsi.
  •  Disponibilità ad imparare cose nuove ed a mettersi in discussione senza polemica.
  • Capacità di riconoscere e gestire la emozioni.
  • Credere di poter lavorare in team anche se non si sta nello stessa stanza con i colleghi.

Per “realizzare gli obiettivi” che l’azienda si pone grazie al lavoro fatto in remoto dai suoi componenti serve il gioco di squadra che necessariamente passa attraverso l’impegno di ogni persona e contemporaneamente dalla somma delle singole individualità.

Non avendo costantemente un contatto con le persone coinvolte nel gioco di squadra ecco che mi permetto di sottolineare di nuovo quanto siano importanti le soft skills di cui parlavo prima perchè diventano garanzia di rispetto e correttezza rispetto al sapere che lavoreremo in squadra a prescindere dal controllore.

In questo periodo si sta delineando la reale presa di coscienza che possiamo cominciare seriamente a prendere in considerazione che possiamo sviluppare modelli integrati di lavoro, tra la necessità importante comunque di mantenere dei rapporti interpersonali “off line” e quindi di vedersi dal vivo, come si dice, e sapere che gran parte del nostro nuovo modo di lavorare sarà, per chi potrà permetterselo, “on line” attraverso uno dei modelli del lavorare in remoto.

Probabilmente andranno riviste le classiche gerarchie piramidali rigide ed autoritarie a vantaggio di un sistema più FAST and FLAT. Quindi un “capo” che diventi un Coach, quindi ruoli più chiari e definiti su reali competenze operative e relazionali piuttosto che su connivenze o scatti di anzianità aziendale non più attuali

Credo che l’uso sapiente di un mix “off line” e “on line” sia comunque una buona possibilità, perchè se ben gestito anche il vantaggio di lavorare un po’ più in remoto e un po’ più nella “solitudine positiva ed arricchente” dello studio, della ricerca della sana curiosità che ciascun lavoratore può agire meglio nell’indipendenza di un orario e di un luogo diversamente strutturati rispetto ai vincoli dai quali la maggior parte del personale arriva.

Credo che la “delega di compito” (quella per la quale il delegato una volta stabiliti e chiariti con il suo Coach gli obiettivi che ci si aspetta realizzi) sia fortemente stimolante per far crescere le persone dal punto di vista della loro “responsabilità” a fare meglio e con più motivazione e soddisfazione.

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