Zara chiude 1.200 negozi e punta sull’ecommerce

Il gruppo Inditex, colosso spagnolo della moda, ha annunciato la chiusura di 1.200 punti vendita in Europa e Asia. Mancano dettagli specifici, ma a venire tagliati saranno molto probabilmente gli store più piccoli.

La decisione del gruppo, a cui fanno capo i marchi Zara, Pull&Bear, Stradivarius, Bershka, Oysho, Zara Home, Massimo Dutti e Uterque, è dovuta al coronavirus. Il lungo lockdown ha costretto Inditex a chiudere il 90% dei negozi in tutto il mondo, con pesanti conseguenze per il bilancio.

Fondato negli anni Sessanta, il gruppo si è sviluppato a livello internazionale nel corso degli anni, in particolare dopo il 2000, arrivando ad avere 7.469 punti vendita monomarca in 96 Paesi.

La pandemia però ha solo accelerato una ristrutturazione che era già nei piani del gruppo: una strategia che prevede un graduale spostamento del business dalla dimensione fisica a quella digitale.
Nel 2019 il canale online del gruppo ha generato 3,9 miliardi dei 28,2 miliardi di ricavi totali. Ed ha registrato una netta crescita durante il lockdown: +50% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Seguendo l’evoluzione del mercato e dei comportamenti dei consumatori, Inditex punta a sviluppare il proprio ecommerce, avviato nel 2010. L’obiettivo è di portare il peso dell’online da un settimo ad un quarto delle vendite entro il 2022.

Anche grazie ad un modello multicanale che coinvolge sia il consumatore che la logistica. Servendosi dei magazzini dei negozi di prossimità l’ecommerce può garantire consegne più veloci. Per i clienti invece c’è la possibilità di acquistare online e ritirare in negozio, o restituire nel punto vendita un prodotto ricevuto a casa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *